IL SOLE (HELIOS)

 

Ogni mattina al canto di quel gallo a lui così caro, ma così inopportuno, Helios con uno slancio abitudinario balzava dal giaciglio del suo meraviglioso palazzo in Oriente e saliva sulla splendida quadriga aurea. Con una guida agile e veloce, attraversava i cieli fino a fermarsi nell'estremo Occidente dove, sciolti i cavalli, li lasciava riposare nelle Isole dei Beati. All'ora del tramonto si adagiava con cocchio e cavalli nell'enorme coppa di oro prezioso forgiata dall'abile Efesto. lo splendente vaso alato iniziava una corsa precipitosa e velocissima, conducendo il dio dal Giardino delle Esperidi al paese etiopico. Da qui Helios avrebbe poi ricominciato il suo eterno andirivieni, il cui segnale d'inizio era l'avvicinarsi della sorella Eos, la dea dell'Aurora. Figlio del Titano Iperione e di sua sorella Theia, Helios "l'infaticabile"era fratello di Eos e Selene, la dea Luna. Della stessa generazione di Zeus, era figlio di un fratello di Crono e, quindi un Titanide. Dio onniveggente e onnisciente, Helios era il giusto giudice, ma innanzitutto la massima antropomorfizzazione della Luce, a lui si rivolgevano le invocazioni dei morenti come sommo bene lasciato. Egli non partecipò alle lotte per la conquista del potere d'Olimpo, ma anzi come Oceano contemplò distaccato la Gigantomachia. Zeus dopo la vittoria definitiva sugli antichi dei provvide alla spartizione territoriale fra gli immortali, dimenticando di assegnare una quota a Helios, che era assente alla divina assemblea. Avendo notato il grave errore, il Cronide se ne rammaricò e decise di annullare la distribuzione avvenuta per rifarne un'altra. Il dio Sole cortesemente ringraziò, ma per amore di tranquillità si oppose a qualsiasi fastidioso sconvolgimento. Egli aveva notato emergere una nuova isola a sud dell'Asia Minore e si sarebbe accontentato volentieri di quella. La Moira Lachesi, dea delle spartizioni, fu testimone dell'affidamento a Helios della fertile terra che affiorava dal mare. L'isola di Rodi (rhodon: "rosa") appartenne al dio " briglia d'oro ". Qui egli generò con la Ninfa Roda sette figli famosi astronomi che governavano l'isola e una figlia, la vergine Elettriona. Luminoso giovane e di grande bellezza fisica, Helios non ebbe grandi amori, anche se annoverò famosa progenie. Sposò Perseide, figlia di Oceano e di Teti, e dalle loro nozze nacquero Circe, Eeta, Pasifae e Perse. Circe " possente dea terrestre "era l'odisseica incantatrice d’uomini e fiere, terribile e misteriosa figura femminile. Nell'estremo occidente ella abitava nell'isola d’Eea. Il suo fantastico palazzo dal tetto d'oro si trovava nel mezzo di un folto bosco ed era custodito da belve ammansite dalle sue arti magiche. Seducente maliarda, Circe aveva malauguratamente un piccolo difetto: la sconvenevole abitudine di trasformare i suoi ospiti in animali! Quanto a stranezze, sua sorella Pasifae non le era certo da meno. Moglie di Minosse, ella s'innamorò perdutamente di un toro magnifico che Posidone aveva donato all'isola di Creta. Spinta dalla mostruosa passione, incaricò l'abile Dedalo di costruirle una mucca artificiale, in cui si nascose, riuscendo ad avere l'agognato e insano amplesso taurino. Frutto dell'unione fu il Minotauro, fanciullo con la testa di toro e il corpo umano. Figlia di Eeta e nipote del dio Sole fu un'altra grandissima maga, Medea. Legata al mito degli Argonauti, ella assunse un oscura fisionomia, sovente macchiata di delitto. In Colchide dove Eeta era re giunse Giasone a conquistare il Vello d'oro e senza l'aiuto magico di Medea non vi sarebbe mai riuscito. Per amore dell'eroe, ella uccise suo padre e suo fratello e, una volta seguito Giasone in Grecia, quando questi la ripudiò, ne assassinò la nuova sposa Creonte, figlia del re di Corinto donandole come regalo nuziale una corona e una veste mortali. L'epilogo fu ancora più tragico: ella uccise i figli nati dalla sua unione con l'eroe e scomparì su un carro alato mandato dal dio Sole, portando con sé i cadaveri dei figli. Un altro figlio infelice di Helios fu il divino Fetonte. Il giovane mortale figlio della ninfa Climene era precipitato dal carro paterno, che stoltamente aveva voluto guidare. La stessa madre, per dimostrargli la sua origine divina lo aveva incoraggiato all’impresa, spingendolo a chiedere al padre qualsiasi cosa, questi fu costretto suo malgrado ad accontentare il figlio a nulla valsero le sue raccomandazioni per far desistere Fetonte da tale impresa. Guidare il carro del Sole era sì un impresa lo stesso dio ne aveva timore, infatti, furono queste le parole che disse a suo figlio " Tu non sai, ma nemmeno un dio potrebbe ottenere quello che aspiri tu; che ognuno abbia le pretese che vuole, ma è certo che nessuno all'infuori di me sa stare sul cocchio fiammeggiante, neppure Zeus che scaglia furiosi fulmini con la terribile mano, saprebbe guidare questo cocchio; e che cosa abbiamo più grande di Giove? Ripida è all'inizio la via, tanto che si inerpicano a fatica i cavalli pur freschi il mattino; a metà è altissima nel cielo, e molte volte io stesso provo timore a guardare di lassù il mare e la terra, e il petto mi trepida di paura e sgomento; l'ultimo tratto è una china a strapiombo, che richiede mano ferma: allora perfino Teti, che mi accoglie al termine nelle sue onde, teme sempre che io debba precipitare. Aggiungi che senza sosta il cielo gira vorticosamente trascinando le alte stelle e facendole turbinare. Io avanzo contro il turbine, senza lasciarmi travolgere da quella azione cui null'altro resiste, e corro in senso contrario al suo rapido giro. Riuscirai ad avanzare contro il roteare dei poli senza che la velocità del cielo ti porti via? Inoltre si passa attraverso insidie e figure di bestie feroci, e per quanto tu segua la via giusta senza sbagliare, pure dovrai avventurarti tra le corna del Toro rivolto contro di te, e attraverso l'arco dell'Arciere d’Emonia e le fauci del furioso Leone, e attraverso lo Scorpione che piega le chele crudeli con lungo giro ". A nulla valsero le esortazioni del padre, Fetonte si rivelò incapace di guidare il carro del Sole. I cavalli si accorsero subito che la mano che li guidava era leggera e si scatenarono in una corsa disordinata. Per la prima volta i raggi scaldarono la gelida Orsa la quale cercò invano d'immergersi nel mare a lei vietato; e il Serpente intorpidito dal freddo si riscaldò e fu preso da una furia mai vista; quando raggiunge il punto dove lo Scorpione che trasuda di nero veleno minaccia di colpirlo in preda ad un terrore mai provato lascia andare le briglie, il carro puntò verso il basso e la terra prese fuoco. Avvolto dal fumo, Fetonte fu trascinato dai cavalli, senza sapere dove fosse. Fu allora dicono i mitologi che la Libia divenne un deserto, la pelle degli Etiopi si colorò di scuro e i mari prosciugarono. Per porre fine a quelle catastrofi, Zeus abbatté Fetonte con la folgore questi cadde dal carro nel fiume Po in un rogo di fiamme. Altre figlie di Helios furono le Eliadi custodi delle sacre mandrie del dio, loro padre, quando i compagni di Ulisse uccisero i sacri vitelli dalle corna d'oro Helios, chiese a Zeus vendetta e minacciò di scendere nell'Ade a portare la luce ai defunti e lasciare i vivi nelle tenebre. Immediata fu la punizione di Zeus che incendiò la nave e l'equipaggio con la folgore. Fu forse questa l'unica vendetta di un dio che non usò mai completamente il suo enorme potere a fini esclusivamente di vantaggio personale. Un dio sopra le parti.