ORSA MAGGIORE

 

Le sette stelle dell'Orsa Maggiore sono state associate col carro di vari eroi leggendari e divinità. Per i Gallesi si tratta del carro di Re Artù, mentre le popolazioni germaniche lo attribuiscono al dio Thor e i vichinghi ne fanno il carro di Odino. Per gli americani odierni si tratta di un grosso mestolo e per gli Inglesi di un aratro. Nel passato molte culture hanno riconosciuto un orso in questo gruppo di stelle: Greci, Arabi e Indiani d' America. La parola greca per orsa è (arktos) che è la radice della parola moderna Artico. In tutte le rappresentazioni l'orsa ha una lunga coda, che nessuna razza possiede. Gli Egizi vedevano in questo asterismo un ippopotamo, o l'imbarcazione che portava il dio Osiride sul Nilo. Per i Romani le sette stelle erano altrettanti buoi, che essi chiamavano quindi "Septem Triones", da cui deriva la denominazione "settentrione" per indicare il nord. Nella mitologia greca, l'Orsa si identifica con due personaggi diversi: Callisto, un'amante di Zeus e Adrastea una delle ninfe che allevò Zeus neonato. A complicare le cose, ciascuna delle due storie ha parecchie versioni, in modo particolare quella che riguarda Callisto. Callisto è comunemente ritenuta la figlia di Licaone, Re di Arcadia nel Peloponneso centrale una versione alternativa dice che non è la figlia di Licaone ma di suo figlio Ceteo, sempre secondo questa versione Ceteo si identifica con la costellazione di Ercole che appare inginocchiato, con le mani tese verso il cielo, nell'atto di supplicare gli déi dopo la trasformazione di sua figlia in orsa; Callisto faceva parte della scorta di Artemide, dea della caccia. Indossava abiti uguali a quelli della dea, come lei teneva i capelli legati con un nastro bianco e la tunica chiusa da una spilla; divenne presto la compagna preferita della dea, cui fece voto di castità. Un pomeriggio, mentre se ne stava sdraiata sul suo arco a riposare in un ombroso boschetto, la scorse Zeus che rimase incantato. Astutamente Zeus assunse l'aspetto di Artemide e si avvicinò a Callisto che non si aspettava l'arrivo della dea e le diede un affettuoso benvenuto. Zeus le si sdraiò accanto e l'abbracciò. Prima che la ragazza, allarmata, potesse reagire, il dio le manifestò la sua vera identità e, nonostante Callisto gli si opponesse con tutte le sue forze, la fece sua. Poi se ne tornò sull'Olimpo, lasciando la fanciulla piena di vergogna e incapace di affrontare Artemide e le altre ninfe. In un afoso pomeriggio di qualche mese dopo, il gruppo di cacciatrici arrivò nei pressi di un fiume dalle fresche acque e decise di fare il bagno. Artemide i spogliò e precedette le altre, ma Callisto se ne restò indietro. Sollecitata a spogliarsi lo fece con riluttanza, rivelando così il suo avanzato stato di gravidanza. Scandalizzata, Artemide la bandì per sempre dalla sua vista. Le cose andarono ancora peggio quando Callisto diede alla luce il figlio Arcas. Era, la moglie di Zeus, non aveva perso tempo ad accorgersi dell'infedeltà del marito ed era decisa a vendicarsi sulla sua rivale. Coprendola d'insulti, l'afferrò per i capelli e la gettò per terra. Mentre Callisto giaceva al suolo a braccia e gambe divaricate, gli arti le si cominciarono a coprire di peli neri, le mani e i piedi si tramutarono in artigli e la bella bocca che Zeus aveva baciato si mutò in fauci spalancate dalle quali uscivano grugniti. Per quindici anni Callisto vagò per i boschi sotto le spoglie di orsa, ma la sua mente era rimasta umana. Era stata una cacciatrice e adesso era cacciata. Un giorno si trovò faccia faccia con suo figlio Arcas. Lei lo riconobbe e cercò di avvicinarglisi, ma lui indietreggiò terrorizzato. L'avrebbe trafitta con una lancia, non sapendo che in realtà quella era sua madre, se Zeus non fosse intervenuto mandando una tromba d'aria che li trasportò entrambi in cielo, dove il dio tramutò Callisto nella costellazione dell'Orsa Maggiore e Arcas in quella di Boote. Era si arrabbiò ancora di più quando scoprì che la sua rivale era stata innalzata alla gloria del cielo; si consultò quindi con i suoi genitori adottivi Teti e Oceano, dèi del mare, e li persuase a non permettere mai all'orsa di bagnarsi nelle acque dell'emisfero boreale. Infatti, come i vede dalle latitudini medio settentrionali, l'orsa non scende mai sotto l'orizzonte.Grazie all'importanza di Ovidio come narratore questa è la versione più nota del mito dell'Orsa Maggiore, ma ce ne sono altre, alcune più antiche di quella di Ovidio. Eratostene, per esempio, dice che Callisto fu tramutata in orsa non da Era ma da Artemide come punizione per essere venuta meno al voto di castità. Più tardi, l'orsa Callisto e suo figlio Arcas furono catturati nei boschi da pastori che li portarono in dono al Re Licaone. Callisto e Arcas cercarono riparo nel tempio di Zeus, non sapendo che l'ingresso era vietato dalla legge dell'Arcadia e che per i trasgressori era prevista la pena di morte (però un'altra variante dice che Arcas inseguì l'orsa fino dentro il tempio nel tentativo di cacciarla). Per salvarli Zeus li afferrò e li sistemò in cielo. Il mitografo greco Apollodoro dice che Callisto fu tramutata in orsa da Zeus per non farla riconoscere da sua moglie Era. Ma Era capì lo stratagemma e indicò l'orsa ad Artemide che l' uccise, pensando che fosse un animale selvaggio. Addolorato Zeus mise in cielo l'immagine dell'orsa. Arato identifica l'Orsa Maggiore in modo completamente diverso. Dice che essa rappresenta una delle ninfe che allevarono Zeus nella grotta del monte Ditte a Creta. La grotta, per inciso, esiste veramente e la gente del luogo ancora oggi indica orgogliosa il luogo di nascita di Zeus. Rea sua madre, aveva fatto arrivare di nascosto Zeus a Creta per sottrarlo a Crono, suo padre. Crono aveva ingoiato tutti i figli appena nati per paura che un giorno potessero rubargli il trono; cosa che alla fine Zeus fece. Per Apollodoro le nutrici di Zeus furono Adrastea e Ida, queste ninfe si presero cura di Zeus per un anno, mentre guerrieri cretesi chiamati Cureti facevano la guardia alla grotta, battendo le lance contro gli scudi per impedire a Crono di udire il pianto del bambino. Adrastea depose il neonato Zeus in una culla d'oro e fece per lui una palla dorata che lasciava una scia infuocata come quella di una meteora ogni volta che veniva lanciata in aria. Zeus bevve il latte della capra Amaltea insieme a Pan, suo fratello di latte. In seguito pose Amaltea in cielo come la stella Capella, mentre Adrastea divenne l'Orsa Maggiore sebbene non si spieghi perché Zeus l'abbia tramutata in orsa.