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06-09/11/2002
Da mercoledì
6
Novembre 2002, si terrà, presso il CNR di Palermo, la X^ edizione della
Targa intitolata a Giuseppe Piazzi. Il convegno avrà inizio alle ore 18.00
e si aprirà con un intervento del dott. Bruno Sacco dell'
Istituto Astrofisica
Spaziale e Fisica Cosmica
di Palermo.
Programma |
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09/11/2002
Sabato 9 Novembre 2002, presso l'auditorium "Maria Saita" di
Roccapalumba (Palermo),
Margherita Hack
incontra "Il Mondo della Scuola nel Territorio della Valle del Torto e dei
Feudi". |
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8/11/2002 -
Marte ai raggi X
Fonte: www.space.com
L’Osservatorio a raggi X CHANDRA della NASA ha catturato la prima immagine
del pianeta Marte nel dominio dello spettro X.
La radiazione X proveniente da Marte si genera in un processo analogo a
quanto avviene nei tubi a fluorescenza. I raggi X emessi dal Sole collidono
con atomi di ossigeno nella tenue atmosfera marziana, a 120 km di altezza
dalla superficie. I fotoni X eccitano temporaneamente gli elettroni esterni
dell’ossigeno su livelli energetici più alti, trasferendo parte della loro
energia. Il processo è reversibile, e il ritorno dell’elettrone sul livello
di partenza è accompagnato dall’emissione di un altro fotone X di frequenza
diversa. Sono questi i raggi X che CHANDRA “vede” emanare da Marte.
I tubi fluorescenti si basano sullo stesso processo, utilizzando energia UV
al posto dei raggi X.
CHANDRA ha rilevato emissioni X anche da un anello di 7000 km che circonda
Marte. Probabilmente l’emissione è causata dall’eccitazione di atomi di
ossigeno e idrogeno che sono riusciti a sfuggire dalla superficie del
pianeta.
Anche la Terra e Venere emettono raggi X derivati da processi similari.
Sembra invece da escludere una qualche connessione con le tempeste di
polvere che periodicamente si scatenano su Marte. Al momento delle
osservazioni di CHANDRA, infatti, era in corso una tempesta su una metà
della superficie, in rotazione col pianeta lungo la linea di vista. Ma non è
stata notata alcuna rotazione nell’emissione X, indicando l’indipendenza dei
due fenomeni.
(F.Berengo, Coelum Astronomia)
Link: http://www.space.com/scienceastronomy/chandra_mars_021108.hmml
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7/11/2002 -
La Nebulosa fantasma vista da Hubble
Fonte: oposite.stsci.edu
Una bella immagine della nebulosa planetaria NGC 6369, nota agli astrofili
come “Little Ghost Nebula” (piccola nebulosa fantasma) per via del suo
debole aspetto etereo, è stata diffusa dal team del Telescopio Spaziale
HUBBLE.
La fotografia ottenuta da HUBBLE è stata ripresa con la camera WFPC2 nel
febbraio 2002, e mostra una grande quantità di dettagli altrimenti
invisibili da Terra.
L’anello gassoso di colore blu-verde, del diametro di un anno luce,
rappresenta il confine tra il plasma ionizzato dall’irradiazione UV della
stella centrale, residuo morente dell’esplosione di una supernova.
Allontanandosi dal centro, al diminuire dell’energia UV radiante, il
processo di ionizzazione è meno pronunciato, e la colorazione del gas tende
al rosso.
Nelle regioni ancora più periferiche sono visibili inviluppi di gas di
luminosità più debole, residui delle prime fasi del processo esplosivo.
L’immagine a colori riprodotta è stata ottenuta per sovrapposizioni di
filtri diversi: le regioni evidenziate in blu corrispondono all’ossigeno
doppiamente ionizzato, quelle verdi all’idrogeno ionizzato, quelle rosse
all’azoto ionizzato una volta.
(F.Berengo, Coelum Astronomia)
Link: http://oposite.stsci.edu/pubinfo/pr/2002/25
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6/11/2002
- La GALILEO cade in letargo dopo l’incontro con Amalthea
Fonte: JPL - NASA
La “Millennium Mission” GALILEO della NASA, lanciata 13 anni fa, ha compiuto
l’ultimo dei suoi 37 fly-by nel sistema di Giove, sorvolando la luna interna
Amalthea e la magnetosfera di Giove, a non più di 71400 km dal pianeta.
La sonda, sebbene ormai gravemente danneggiata dall’intenso campo magnetico
di Giove, più volte attraversato durante le sue esplorazioni, è stata capace
di effettuare ancora misurazioni di grande interesse.
In particolare, la sonda ha esaminato i granuli di polvere che formano
l’anello “oscuro” nella parte più interna del sistema di anelli del pianeta.
Tuttavia l’incontro a 160 km di distanza con Amalthea, avvenuto alle 06:19
TU del 5 novembre, ha provocato lo stand-by automatico del satellite,
entrato in safety-mode in attesa di aiuto dalla lontana base a Terra. La
GALILEO ha completato soltanto due delle routine previste dal controllo
missione, e non è stata in grado di trasmettere alla base i risultati.
I tecnici dalla NASA stanno in queste ore riconfigurando il software della
GALILEO per consentire la trasmissione a Terra degli ultimi dati registrati
dalla sonda.
Dopo il fly-by ravvicinato la GALILEO è stata lanciata su un’orbita che al
momento la sta allontanando da Giove, ma che la porterà a tuffarsi nella sua
atmosfera il 21 settembre 2003.
Anche se il tentativo di risvegliare la sonda non dovesse andare a buon
fine, la GALILEO non dovrebbe avere problemi a mantenere la sua rotta
d’impatto, programmata da tempo.
(F.Berengo, Coelum Astronomia)
Link:
http://www.jpl.nasa.gov/releases/2002/release_2002_205.cfm
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6/11/2002 -
Misurata la densità di
una stella a neutroni
Fonte: NASA
La grande risoluzione dei sensori X dell’Osservatorio Spaziale della NASA
XMM-Newton ha consentito di ottenere per la prima volta una determinazione
diretta della spaventosa densità di una stella a neutroni, uno degli oggetti
astronomici più esotici.
Le stelle a neutroni sono le compagne degeneri di sistemi binari, e la loro
presenza può essere rivelata osservando i lampi d’energia liberati
dall’impatto sulla loro superficie dei plasmi strappati alla stella
compagna.
Gli astronomi avevano teorizzato densità limite per questi oggetti, ritenuti
costituiti da neutroni strettamente impaccati: una sfera di massa pari a 1,4
masse solari compressa in un raggio di soli 16 km.
La registrazione di una serie di 28 esplosioni termonucleari avvenute nel
sistema binario EXO 0748-676, lontano 30000 luce nella costellazione
australe del Pesce Volante, scatenate dall’impatto di plasma cannibalizzato
alla compagna, ha dapprima fornito un rapporto massa/raggio pari a 0,152
masse solari/km. Questo dato corrisponde a un valore di red-shift
gravitazionale (causato cioè dalla sola distorsione gravitazionale della
sorgente) di 0,35. È esattamente il valore previsto dal modello teorico per
una stella di neutroni, ed esclude la presenza di altre particelle
elementari.
Gli astrofisici speculano da qualche tempo sull’esistenza di oggetti ancora
più densi e degeneri, tanto fortemente compressi da schiacciare
letteralmente i neutroni, liberando i costituenti ancora più elementari
della materia: stelle cioè fatte di quark e gluoni.
(F.Berengo, Coelum Astronomia)
Link:
http://www.gsfc.nasa.gov/topstory/20021003nsexplosion.html
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02/11/ 2002 -
Scoperto il più piccolo dei
pianeti extra-solari
Fonte: www.pd.astro.it
E' l'ultimo dei pianeti extrasolari finora scoperti, orbita attorno alla
stella Epsilon Eridani distante 10 anni luce e sembra proprio aver battuto
ogni record. Per cominciare la sua massa sarebbe dieci volte inferiore a
quella del nostro Giove, il che, pur rendendolo molto più grande della
Terra, gli farebbe comunque vincere il titolo di più piccolo tra i pianeti
extrasolari conosciuti. Inoltre la sua è un'orbita così ampia da fargli
guadagnare anche il primato di pianeta più distante dalla propria stella.
Con gli attuali strumenti, la sua presenza non sarebbe mai stata scoperta se
a tradirlo non ci avessero pensato alcuni grumi di polvere interplanetaria
presenti nelle vicinanze.
Tutto questo grazie a un nuovo metodo messo a punto dalla Rochester
University di New York. Secondo una simulazione al computer qui prodotta, se
una stella è circondata da un disco di polvere basta osservare quest'ultimo
per scoprire la presenza di eventuali pianeti. In determinate condizioni la
loro forza gravitazionale influenzerebbe il moto dei grani di polvere,
provocando la formazione di addensamenti, simili ai grumi presenti nella
farina. In questo modo, dallo studio dei dischi di polvere facilmente
osservabili è possibile risalire alla presenza di pianeti altrimenti non
individuabili.
Infatti sino ad ora i pianeti extrasolari potevano essere scoperti solo
grazie alle perturbazioni gravitazionali che esercitano sulle stelle attorno
alle quali orbitano. Ma per essere rilevate in tempi ragionevoli dagli
attuali strumenti, queste perturbazioni devono essere ben marcate, il che
avviene solo se il pianeta è abbastanza vicino alla stella e soprattutto se
è grande e massiccio almeno come Giove o Saturno. La nuova tecnica permette
ora di svelare, o quantomeno presupporre, la presenza anche di oggetti più
piccoli e quindi più simili alla Terra. Un utile aiuto in attesa che entri
in azione la supervista dei telescopi spaziali di nuova generazione.
(cortesia Luca Nobili)
Link:
http://www.pd.astro.it/othersites/realmedia/urania.html
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20/10/2002 Domenica 20 Ottobre
2002 alle ore 18.00, verrà inaugurato il Planetario di Roccapalumba. In
occasione dell'evento, il dott. Walter
Ferreri terrà una conferenza sulle
costellazioni e le storie mitologiche legate ad essa. Il
Planetario è una
complessa struttura che consente la simulazione della volta celeste
all'interno di una cupola. Quello di Roccapalumba è costituito da una sfera
sulla quale sono ricavati dei fori che permettono la proiezione, su una
cupola di ben 6 metri di diametro, di tutti gli oggetti del cielo visibili
ad occhio nudo, sia dell'emisfero Nord sia dell'emisfero Sud.
Particolarmente adatto a scopi didattici e divulgativi, rende possibile
l'osservazione dei movimento di 1.600 stelle sia ai Poli sia all'Equatore e
dà al visitatore la sensazione di toccare con mano il Sole, la Luna, i
Pianeti, i Cerchi Orari, l'Equatore Celeste, il Piano dell'Eclittica e il
Cerchio Meridiano. All'interno del Planetario è possibile scrutare il cielo
nei vari periodi dell'anno, alle diverse latitudini e a tutte le ore dei
giorno.
Esso permette, infine, di simulare l'alba e il tramonto e di distinguere le
Costellazioni legate alle storie mitologiche dell'età classica.
Suggestivo l'effetto di rifrazione ottica prodotto dalla cupola esterna
realizzata in acciaio rifrangente. |