NOTIZIARIO ASTRONOMICO

 

12/11/2002 - STARDUST incontra Annefrank
Fonte: JPL - NASA

La sonda STARDUST, missione della NASA dedicata alla raccolta di polveri interplanetarie, ha compiuto con successo un fly-by ravvicinato con l’asteroide Annefrank.
La sonda è passata a circa 3300 km dall’oggetto, alle 04:50 TU di oggi. La STARDUST ha inquadrato l’asteroide per circa 30 minuti, mentre il satellite viaggiava alla velocità relativa di 7 km/s.
I dati rilevati hanno riservato qualche sorpresa: Annefrank è risultato di diametro circa doppio a quanto previsto, intorno a 8 km, di forma fortemente irregolare e craterizzato, e di luminosità più debole di quanto stimato.
I sensori della STARDUST dedicati alla cattura e raccolta di polveri sono stati lasciati aperti, nonostante non fosse stata rintracciata polvere nei dintorni dell’asteroide, per collaudarne il funzionamento in vista dell’atteso fly-by con la cometa Wild 2, previsto per il 2 gennaio 2004.
La sonda raccoglierà campioni delle polveri espulse dalla cometa e le porterà con sé a Terra, al suo rientro, previsto per il 2006.

(F.Berengo, Coelum Astronomia)

Link: http://www.jpl.nasa.gov/releases/2002/release_2002_203.cfm
 

06-09/11/2002  Da mercoledì 6 Novembre 2002, si terrà, presso il CNR di Palermo, la X^ edizione della Targa intitolata a Giuseppe Piazzi. Il convegno avrà inizio alle ore 18.00 e si aprirà con un intervento del dott. Bruno Sacco dell' Istituto Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Palermo. Programma

 

09/11/2002  Sabato 9 Novembre 2002, presso l'auditorium "Maria Saita" di Roccapalumba (Palermo), Margherita Hack incontra "Il Mondo della Scuola nel Territorio della Valle del Torto e dei Feudi".

 

8/11/2002 - Marte ai raggi X
Fonte: www.space.com

L’Osservatorio a raggi X CHANDRA della NASA ha catturato la prima immagine del pianeta Marte nel dominio dello spettro X.
La radiazione X proveniente da Marte si genera in un processo analogo a quanto avviene nei tubi a fluorescenza. I raggi X emessi dal Sole collidono con atomi di ossigeno nella tenue atmosfera marziana, a 120 km di altezza dalla superficie. I fotoni X eccitano temporaneamente gli elettroni esterni dell’ossigeno su livelli energetici più alti, trasferendo parte della loro energia. Il processo è reversibile, e il ritorno dell’elettrone sul livello di partenza è accompagnato dall’emissione di un altro fotone X di frequenza diversa. Sono questi i raggi X che CHANDRA “vede” emanare da Marte.
I tubi fluorescenti si basano sullo stesso processo, utilizzando energia UV al posto dei raggi X.
CHANDRA ha rilevato emissioni X anche da un anello di 7000 km che circonda Marte. Probabilmente l’emissione è causata dall’eccitazione di atomi di ossigeno e idrogeno che sono riusciti a sfuggire dalla superficie del pianeta.
Anche la Terra e Venere emettono raggi X derivati da processi similari. Sembra invece da escludere una qualche connessione con le tempeste di polvere che periodicamente si scatenano su Marte. Al momento delle osservazioni di CHANDRA, infatti, era in corso una tempesta su una metà della superficie, in rotazione col pianeta lungo la linea di vista. Ma non è stata notata alcuna rotazione nell’emissione X, indicando l’indipendenza dei due fenomeni.

(F.Berengo, Coelum Astronomia)

Link: http://www.space.com/scienceastronomy/chandra_mars_021108.hmml

 

7/11/2002 - La Nebulosa fantasma vista da Hubble
Fonte: oposite.stsci.edu

Una bella immagine della nebulosa planetaria NGC 6369, nota agli astrofili come “Little Ghost Nebula” (piccola nebulosa fantasma) per via del suo debole aspetto etereo, è stata diffusa dal team del Telescopio Spaziale HUBBLE.
La fotografia ottenuta da HUBBLE è stata ripresa con la camera WFPC2 nel febbraio 2002, e mostra una grande quantità di dettagli altrimenti invisibili da Terra.
L’anello gassoso di colore blu-verde, del diametro di un anno luce, rappresenta il confine tra il plasma ionizzato dall’irradiazione UV della stella centrale, residuo morente dell’esplosione di una supernova. Allontanandosi dal centro, al diminuire dell’energia UV radiante, il processo di ionizzazione è meno pronunciato, e la colorazione del gas tende al rosso.
Nelle regioni ancora più periferiche sono visibili inviluppi di gas di luminosità più debole, residui delle prime fasi del processo esplosivo.
L’immagine a colori riprodotta è stata ottenuta per sovrapposizioni di filtri diversi: le regioni evidenziate in blu corrispondono all’ossigeno doppiamente ionizzato, quelle verdi all’idrogeno ionizzato, quelle rosse all’azoto ionizzato una volta.

(F.Berengo, Coelum Astronomia)

Link: http://oposite.stsci.edu/pubinfo/pr/2002/25

 

6/11/2002 - La GALILEO cade in letargo dopo l’incontro con Amalthea
Fonte: JPL - NASA

La “Millennium Mission” GALILEO della NASA, lanciata 13 anni fa, ha compiuto l’ultimo dei suoi 37 fly-by nel sistema di Giove, sorvolando la luna interna Amalthea e la magnetosfera di Giove, a non più di 71400 km dal pianeta.
La sonda, sebbene ormai gravemente danneggiata dall’intenso campo magnetico di Giove, più volte attraversato durante le sue esplorazioni, è stata capace di effettuare ancora misurazioni di grande interesse.
In particolare, la sonda ha esaminato i granuli di polvere che formano l’anello “oscuro” nella parte più interna del sistema di anelli del pianeta.
Tuttavia l’incontro a 160 km di distanza con Amalthea, avvenuto alle 06:19 TU del 5 novembre, ha provocato lo stand-by automatico del satellite, entrato in safety-mode in attesa di aiuto dalla lontana base a Terra. La GALILEO ha completato soltanto due delle routine previste dal controllo missione, e non è stata in grado di trasmettere alla base i risultati.
I tecnici dalla NASA stanno in queste ore riconfigurando il software della GALILEO per consentire la trasmissione a Terra degli ultimi dati registrati dalla sonda.
Dopo il fly-by ravvicinato la GALILEO è stata lanciata su un’orbita che al momento la sta allontanando da Giove, ma che la porterà a tuffarsi nella sua atmosfera il 21 settembre 2003.
Anche se il tentativo di risvegliare la sonda non dovesse andare a buon fine, la GALILEO non dovrebbe avere problemi a mantenere la sua rotta d’impatto, programmata da tempo.

(F.Berengo, Coelum Astronomia)

Link:
http://www.jpl.nasa.gov/releases/2002/release_2002_205.cfm

 

6/11/2002 - Misurata la densità di una stella a neutroni
Fonte: NASA

La grande risoluzione dei sensori X dell’Osservatorio Spaziale della NASA XMM-Newton ha consentito di ottenere per la prima volta una determinazione diretta della spaventosa densità di una stella a neutroni, uno degli oggetti astronomici più esotici.
Le stelle a neutroni sono le compagne degeneri di sistemi binari, e la loro presenza può essere rivelata osservando i lampi d’energia liberati dall’impatto sulla loro superficie dei plasmi strappati alla stella compagna.
Gli astronomi avevano teorizzato densità limite per questi oggetti, ritenuti costituiti da neutroni strettamente impaccati: una sfera di massa pari a 1,4 masse solari compressa in un raggio di soli 16 km.
La registrazione di una serie di 28 esplosioni termonucleari avvenute nel sistema binario EXO 0748-676, lontano 30000 luce nella costellazione australe del Pesce Volante, scatenate dall’impatto di plasma cannibalizzato alla compagna, ha dapprima fornito un rapporto massa/raggio pari a 0,152 masse solari/km. Questo dato corrisponde a un valore di red-shift gravitazionale (causato cioè dalla sola distorsione gravitazionale della sorgente) di 0,35. È esattamente il valore previsto dal modello teorico per una stella di neutroni, ed esclude la presenza di altre particelle elementari.
Gli astrofisici speculano da qualche tempo sull’esistenza di oggetti ancora più densi e degeneri, tanto fortemente compressi da schiacciare letteralmente i neutroni, liberando i costituenti ancora più elementari della materia: stelle cioè fatte di quark e gluoni.

(F.Berengo, Coelum Astronomia)

Link:
http://www.gsfc.nasa.gov/topstory/20021003nsexplosion.html

 

02/11/ 2002 - Scoperto il più piccolo dei pianeti extra-solari
Fonte: www.pd.astro.it

E' l'ultimo dei pianeti extrasolari finora scoperti, orbita attorno alla stella Epsilon Eridani distante 10 anni luce e sembra proprio aver battuto ogni record. Per cominciare la sua massa sarebbe dieci volte inferiore a quella del nostro Giove, il che, pur rendendolo molto più grande della Terra, gli farebbe comunque vincere il titolo di più piccolo tra i pianeti extrasolari conosciuti. Inoltre la sua è un'orbita così ampia da fargli guadagnare anche il primato di pianeta più distante dalla propria stella. Con gli attuali strumenti, la sua presenza non sarebbe mai stata scoperta se a tradirlo non ci avessero pensato alcuni grumi di polvere interplanetaria presenti nelle vicinanze.
Tutto questo grazie a un nuovo metodo messo a punto dalla Rochester University di New York. Secondo una simulazione al computer qui prodotta, se una stella è circondata da un disco di polvere basta osservare quest'ultimo per scoprire la presenza di eventuali pianeti. In determinate condizioni la loro forza gravitazionale influenzerebbe il moto dei grani di polvere, provocando la formazione di addensamenti, simili ai grumi presenti nella farina. In questo modo, dallo studio dei dischi di polvere facilmente osservabili è possibile risalire alla presenza di pianeti altrimenti non individuabili.
Infatti sino ad ora i pianeti extrasolari potevano essere scoperti solo grazie alle perturbazioni gravitazionali che esercitano sulle stelle attorno alle quali orbitano. Ma per essere rilevate in tempi ragionevoli dagli attuali strumenti, queste perturbazioni devono essere ben marcate, il che avviene solo se il pianeta è abbastanza vicino alla stella e soprattutto se è grande e massiccio almeno come Giove o Saturno. La nuova tecnica permette ora di svelare, o quantomeno presupporre, la presenza anche di oggetti più piccoli e quindi più simili alla Terra. Un utile aiuto in attesa che entri in azione la supervista dei telescopi spaziali di nuova generazione.

(cortesia Luca Nobili)

Link: http://www.pd.astro.it/othersites/realmedia/urania.html

 

20/10/2002  Domenica 20 Ottobre 2002 alle ore 18.00, verrà inaugurato il Planetario di Roccapalumba. In occasione dell'evento, il dott. Walter Ferreri terrà una conferenza sulle costellazioni e le storie mitologiche legate ad essa. Il Planetario è una complessa struttura che consente la simulazione della volta celeste all'interno di una cupola. Quello di Roccapalumba è costituito da una sfera sulla quale sono ricavati dei fori che permettono la proiezione, su una cupola di ben 6 metri di diametro, di tutti gli oggetti del cielo visibili ad occhio nudo, sia dell'emisfero Nord sia dell'emisfero Sud.
Particolarmente adatto a scopi didattici e divulgativi, rende possibile l'osservazione dei movimento di 1.600 stelle sia ai Poli sia all'Equatore e dà al visitatore la sensazione di toccare con mano il Sole, la Luna, i Pianeti, i Cerchi Orari, l'Equatore Celeste, il Piano dell'Eclittica e il Cerchio Meridiano. All'interno del Planetario è possibile scrutare il cielo nei vari periodi dell'anno, alle diverse latitudini e a tutte le ore dei giorno.
Esso permette, infine, di simulare l'alba e il tramonto e di distinguere le Costellazioni legate alle storie mitologiche dell'età classica.
Suggestivo l'effetto di rifrazione ottica prodotto dalla cupola esterna realizzata in acciaio rifrangente.

ALTRE NEWS