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IL LEONE |
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| La costellazione del Leone ha una storia breve, ma complessa dovuta a varie versioni sull'origine di questo simbolo. E questo non è tutto, va anche associata al mito di Eracle colui che poi uccise il Leone, ma andiamo con ordine. Erastotene e Igino sostengono che il Leone fu posto in cielo perché è il re degli animali. In termini mitologici, si ritiene sia il Leone di Nemea, ucciso, appunto, da Eracle nella prima delle sue dodici fatiche. Era una bestia di natali alquanto incerti, alcuni dicono che fu generato dal mostro Tifone un gigante immenso che toccava con la testa le stelle e con le braccia i limiti estremi dell'Oriente e dell'Occidente e da Echidna donna con la coda di serpente. Altri di Echidna e del cane Ortro; in un'altra versione si diceva generato da Selene che con un terrificante sobbalzo lo lasciò cadere sulla terra, e precisamente sul monte Treto presso Nemea, dinanzi a una grotta con due uscite; e che per punire il mancato adempimento di un sacrificio, la lo lasciò, affinché divorasse la sua gente. Qualcuno dice invece che Selene lo creò dalla spuma del mare rinchiusa in un'ampia arca e che Iride, servendosi della sua cintura a mo' di guinzaglio, lo guidò tra i monti Nemei; questi monti presero il nome da una figlia di Asopo, oppure da Zeus e Selene; e la grotta del Leone ancora si vede, a due miglia dalla città di Nemea. La prodigiosa belva era invulnerabile, non c'era arma che potesse scalfire anche minimamente la sua pelle. Questo lo scoprì immediatamente Eracle, che vide le sue frecce rimbalzare contro la dura pelle dell'animale, neanche la spada riusciva a ferire l'animale, l'eroe provò anche con la clava fu tutto inutile. Riuscì ad aver ragione della belva soffocandola con le sue possenti braccia. Usò gli stessi artigli dell'animale per tagliare la sua pelle che poi indossò come manto. Probabilmente la figura del Leone fu associata verso il IV millennio a.C. al Sole del solstizio d'estate, "furoreggiante" come la regale belva. Non si sa con certezza chi l'abbia ideata ispirandosi alla costellazione che in quel periodo si levava col Sole. Vi è chi l'attribuisce ai Sumeri, altri invece agli Egizi i cui mitoastronomi sarebbero stati colpiti da un fenomeno singolare: i leoni del deserto per sfuggire alla siccità si recavano in massa nella valle del Nilo proprio nei giorni solstiziali, quando il fiume raggiungeva il livello massimo straripando. L'associazione dell'animale con la benefica acqua del fiume spinse a scolpirne la testa sui cancelli che aprivano i canali di irrigazione della vallata. Il simbolo fu adottato anche nelle fontane, dove si faceva sgorgare l'acqua da una bocca leonina. E' per questo motivo che gli antichi sovrintendenti alle opere sacre costruivano a forma di leoni i canali e le condutture delle fontane sacre, e per lo stesso motivo, ancora oggi in campagna, per propiziarsi una piena abbondante, il vino raccolto nei tini è fatto uscire dai rubinetti a forma di Leone. Nell'elaborazione teologica egizia, il Leone divenne simbolo della discesa del Nume triforme in Horo, in altre parole nel Sole divino che nutriva il cosmo e faceva crescere le benefiche acque del Nilo. A loro volta gli antichi Arabi avevano disegnato nei cieli un gigantesco Leone che cominciava con le stelle dei Gemelli, continuava con il Cancro, il Leone attuale e la Vergine, per finire con la Bilancia, mentre a nord raggiungeva l'Orsa Maggiore e a sud l'Idra. A quel gigantesco asterismo avevano assegnato il nome di Asad, il Leone. |