IL CAPRICORNO

 

La favola che sta per iniziare riguarda una delle divinità più antiche: Pan, un dio considerato a volte un dio minore, ma come vedremo non lo era affatto. Prima di iniziare il racconto lo voglio omaggiare con questa prefazione: una etimologia popolare interpretava il nome di questo dio cornuto e coperto di peli come "Tutto", dal greco pas, nume che avrebbe rappresentato la totalità della natura avvertita anche in forma di mistero cosmico. In realtà Pan è un dio della crecita dei vegetali e degli animali, da una radice, pasco, che significa vegetare e pascolare. Signore dei campi e delle selve nell'ora meridiana, trasmette un terrore sottile e paralizzante, il terror panico, a chi per caso lo vede (l'etimologia della parola panico deriva appunto da Pan). Resta il dio che rappresenta tutto il succo naturalistico della mitologia tardo-antica e quasi ne è la figura più rappresentativa se, nella narrazione di Plutarco, il declino inesorabile degli dei antichi è collegato al grido che marinai egei avvertirono a mezzogiorno dalle navi, il grido che annunziava la fine dell'Olimpo poiché "il grande Pan è morto". Ci sono due aggettivi che a mio parere meglio identificano questo dio: Potente e Selvaggio.
Il Capricorno è una creatura dall'aspetto alquanto improbabile, con la testa e le zampe anteriori di capra e la coda di pesce. La costellazione ebbe chiaramente origine ai tempi dei Babilonesi e dei Sumeri, che avevano una passione per le creature anfibie; gli antichi Sumeri la chiamarono SUHUR-MASH-HA, il pesce capra. Per i Greci, che la chiamarono Egocero (capra cornuta), la costellazione si identificava con Pan, dio della campagna che aveva corna e zampe di capra. Taluni narravano che Zeus vi aveva voluto raffigurare un travestimento del dio Pan, il motivo lo vedremo tra poco. Protettore dei pastori e delle greggi. Pan era forse il più antico dio degli Arcadi; figlio di Ermes e della ninfa Driope il futuro dio delle selve era così brutto e deforme quando nacque, che sua madre fuggì via impaurita e disgustata, Ermes, invece, raccolse il bambino con affetto, lo coprì con una pelle di lepre e lo portò sull'Olimpo per far divertire gli dei, tra i numi, e specialmente in Dioniso scoppiò l'ilarità più sfrenata. Demone, mezzo uomo e mezzo animale, Pan univa alla stranezza del suo fisico, inclinazioni e interessi non comuni. Il suo volto barbuto aveva un'espressione terribile, che veniva acuita dall'inferiore parte caprina del suo corpo, fornita di zampe irsute e piedi provvisti di zoccoli. Talvolta lo si riteneva figlio di Penelope che l'avrebbe generato, come altri affermano dopo essersi unita a tutti i pretendenti che aspiravano alla sua mano durante l'assenza di Odisseo (?). In ogni caso, Pan non viveva sull'Olimpo, egli era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Selvaggio e primitivo, Pan amava vagare per i monti d'Arcadia, dove pascolava le greggi e allevava le api. Si aggirava tra le valli in compagnia delle Ninfe. Ben note erano le sue abilità fisiche: dotato di una prodigiosa agilità, egli era anche rapidissimo nella corsa e nel salto. Ma ciò che gradiva di più era la solitudine e la quiete del mezzogiorno, allorché, sottraendosi alla calura, era solito riposarsi indisturbato. Dio musico, gli era caro il silenzio delle ore pomeridiane in cui preferiva dormire o amoreggiare con le Ninfe. Estremamente passionale, Pan si infiammava d'amore sia per femmine che per maschi e, quando non riusciva a possedere un partner troppo riluttante, non disdegnava pratiche oscene e onanistiche. Questo dio dalla dubbia reputazione, sedusse numerose ninfe. Eco, che gli generò Iunge, ebbe un'infelice storia d'amore con Narciso. Innamoratasi del bel giovane, ella ne fu respinta bruscamente, cosicchè finì la sua esistenza gemendo e piangendo, fino a che si ridusse a pura voce, l'eco. Da Eufeme, nutrice delle Muse, Pan ebbe invece Croto, l'inventore degli applausi, trasformato poi da Zeus nella costellazione del Sagittario. In un'altra occasione, Pan rincorse la ninfa Siringa che per sfuggire, a Pan giunta nei pressi di una palude si trasformò in un mucchio di canne. Quando il dio la raggiunse, con enorme sorpresa strinse fra le braccia villose soltanto canne palustri. Incantato dal dolce lamento che esse producevano, egli ne fece uno strumento musicale. Dio guerriero, egli partecipò alla Titanomachia, contribuendo in modo determinante alla vittoria di Zeus contro Tifone. Vale la pena raccontare questo epico scontro anche perché la figura di Pan appare in modo decisivo. Quando Tifone, il mostro che la Madre Terra aveva generato con Tartaro per vendicarsi dell'eccidio dei suoi figli, i Giganti, si lanciò con la sua mole alla conquista dell'Olimpo gli dei fuggirono terrorizzati in Egitto e lì si nascosero, assumendo forme di animali: Zeus si fece ariete, Afrodite pesce, Apollo corvo, Dioniso capra, Era una vacca bianca, Artemide un gatto, Ares un cinghiale, Ermes un ibis,e appunto Pan trasformò la sua parte inferiore in un pesce e si nascose in un fiume. Le dimensioni di Tifone incutevano davvero terrore : il suo corpo terminava in un intrico di serpenti, così come le mani, e se allargava le braccia riusciva a toccare da una parte all'altra i confini del mondo. Con la sua testa asinina (nel sospiro dell'asino selvatico i Greci avvertivano lo spirito dello scirocco, che porta i brutti sogni e suggerisce le azioni violente) arrivava a toccare le stelle. Il Sole si oscurava se decideva di aprire le ali immense, è facilmente intuibile il terrore che suscitò negli dei. Solo, Atena non ebbe paura, ma trovò quel comportamento indecoroso e indusse il padre ad affrontare il mostro, come gli competeva. Egli si armò dei suoi fulmini, si dotò della falce d'acciaio e diamanti con cui era stato evirato Urano e lo affrontò. Tifone ebbe in un primo tempo la meglio su Zeus perché, in un corpo a corpo, riuscì ad avvolgerlo nelle sue spire, a recidergli i tendini delle mani e dei piedi e a rinchiuderlo nella grotta dove Gea lo aveva generato. Nascose prudentemente i divini tendini in una pelle d'orso che affidò alla custodia della sorella Delfine, il cui corpo terminava con una coda di serpente. Fu Pan a salvare Zeus terrorizzando la mostruosa fanciulla con un improvviso, orribile urlo, mentre Ermes sottraeva i tendini per riattaccarli alle membra del dio. Il re degli dei, recuperate le forze, si lanciò su un carro di cavalli alati all'inseguimento di Tifone e cominciò a bersagliarlo di fulmini. L'apocalittica battaglia si concluse a favore di Zeus, il quale riuscì a uccidere il mostro e a seppellirlo sotto il monte Etna che da allora, come racconta Apollodoro, sprizza il fuoco di quei fulmini. Per ringraziare Pan, il celeste sovrano volle che da quel giorno in poi apparisse nel cielo la figura animale che il suo salvatore aveva assunto in Egitto per sottrarsi alla furia di Tifone. Dio libero e gaudente, intimamente legato alla natura e ai piaceri vitali del sesso, Pan fu l'unico dio a morire. La luttuosa notizia fu diffusa da Tamo, un navigante, e produsse angoscia e disperazione nel mondo intero.