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"L'Osservatorio Astronomico di Pizzo Sùaro" di Pippo Battaglia |
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Tra
le nove figlie di Zeus e di Mnemosine comunemente note come Muse una,
Urania, rappresentata con un
bastone che punta verso un globo, fu, secondo la cultura greca, la Musa
protettrice e ispiratrice dell’Astronomia. Sin dall’antichità dunque
l’Astronomia venne apprezzata non soltanto come scienza ma anche come
arte. Arte dell’irreale laddove nella volta celeste si potevano
tracciare linee immaginarie che univano le stelle creando rappresentazioni
di eroi e di animali che furono protagonisti epici di miti e leggende;
l’Astronomia si prestò, quindi, ad
esser considerata alla stessa stregua della poesia, del canto e
della danza: ma non è esclusivamente
per i risvolti fantastici che meritò una Musa, ed è soltanto osservando
la volta celeste che si comprende appieno il motivo per cui nella antiche
civiltà, tra queste
soprattutto in quella greca, fu ritenuta una scienza che ha un quind che
travalica il concetto intrinseco di dottrina scientifica per porsi al di là
della semplice conoscenza, per molti versi arida, di distanze tra corpi
celesti e di orbite degli astri; tutto ciò è dovuto al fatto che
l’osservazione del cosmo induce inevitabilmente ad argomentare
filosoficamente, a proporre teorie sull’origine di tutte le “cose”e
a disquisire sulle cause della nostra stessa esistenza. L’Astronomia
per questi suoi aspetti peculiari è una delle pochissime scienze che
tutti possono coltivare e a cui tutti possono accostarsi in qualsiasi
momento della vita, qualunque sia la loro estrazione culturale: ad
esempio, nel secolo dei Lumi Herschel fu un musicista nonché un abile
osservatore della volta celeste mentre Olbers, che visse nel secolo del
romanticismo, altre ad essere stato un eccellente medico fu anche un
valente astronomo e in epoca a noi più vicina, nel secolo tecnologico,
Hubble gettata alle ortiche la toga in breve tempo scoprì che
l’universo si espande. Gli
astronomi di cui abbiamo detto e tutti gli altri studiosi della volta
stellata sono stati ammaliati, nel corso della loro vita, dai segreti del
cosmo, tramite l’osservazione dell’universo: anche oggi
l’aspirazione di analizzare il cielo con l’intento di carpirne i
segreti e di comprenderne la natura è il momento topico che attraversano
molte persone laddove vogliono spingersi oltre i distratti sguardi al
cielo stellato sino a desiderare di esaminare
con attenzione la volta stellata; tuttavia, questo evento, che come nel
caso di Hubble segnò la sua vita, attualmente è impossibile che avvenga
dalle nostre città a causa dell’inquinamento luminoso. Chi
vive nei centri urbani subisce diversi tipi di inquinamento, molti di
questi agiscono su di noi in modo occulto e spesso sconosciuto:
l'inquinamento luminoso, ad esempio, è scarsamente noto alla gente, ad
alcuni politici, e persino a qualche ecologista; eppure è dannoso quanto
gli altri per il fatto che privandoci della visione della volta stellata
ha modificato l'habitat in cui viviamo e
dunque la nostra percezione della realtà. In effetti dalle
metropoli, a causa dell'illuminazione artificiale sistemata senza alcun
rispetto per l'ambiente, non
vediamo più la volta stellata e siamo
cosi abituati a cieli notturni grigi che non ci accorgiamo neppure
dell’assenza del luccichio degli astri. La mancanza, ormai continua
della visione di una volta celeste incastonata di stelle indubbiamente
influisce sulla nostra facoltà
d'introspezione, tanto che in molti, forse in troppi, abbiamo perso quella
capacità di astrazione che fece scrivere a Dante, alla fine dei canti
dell'Inferno, “...e quindi uscimmo a riveder le stelle” e secoli dopo
a Leopardi “Vaghe stelle dell'Orsa...”
Sino
alla fine degli anni Cinquanta era possibile anche dal centro delle città
più popolose osservare la volta celeste e una parte delle sue peculiarità
come, ad esempio, apprezzare il diverso colore delle stelle più luminose
o distinguere un numero sufficiente di stelle, in modo tale di riconoscere
le costellazioni più note. Oggi dentro e fuori le città,
per un raggio di decine e decine di km, a causa della diffusione da
parte dell'atmosfera della luce artificiale la volta celeste si mostra con
qualche stella e pianeta, i più luminosi, sparsi qua e là mentre il
resto del cielo è opaco e preclude alla vista
gli altri oggetti celesti. Se si vuole osservare la volta stellata
così com'è nella sua maestosa bellezza bisogna andare in
siti osservativi molto isolati.
In
Sicilia vi sono alcuni luoghi, oltre quelli situati nelle Madonie e
nell'Etna, che offrono cieli trasparenti
e incontaminati dall’inquinamento luminoso dai quali si può godere di una visione della volta stellata
eccezionale, inimmaginabile, coinvolgente e perciò indimenticabile: uno
di questi siti, posto inaspettatamente a soli circa 700 metri sul livello
di mare, è Regalgioffoli il cui toponimo deriva dall’arabo
Rachal-Jaffal letteralmente “Casale dell’Abbondanza” e che denomina
un piccolo borgo; antica sede di un casale arabo e odierna frazione della
vicinissima Roccapalumba: una
cittadina di circa tremila abitanti
che ha origini certe, come comune, nei primi decenni del diciassettesimo
secolo e che sorge ai piedi di una caratteristica Rocca, di aspetto
dolomitico, immersa in una tipica macchia mediterranea in cui si contano numerosi gli
eucaliptus, le querce, i castagni, gli uliveti e i mandorleti. Nei
pressi di Regalgioffoli si eleva sino a circa 700 metri sul livello del
mare una collina definita Pizzo Suaro da cui si domina la vallata del San
Leonardo; quest’ultima è costellata di colline e valli che formano tra
essi dolci declivi che si estendono senza soluzione di continuità sino
all’orizzonte in un suggestivo, incantevole e affascinate paesaggio
specifico di queste zone dell’entroterra siciliano. Da Pizzo Suaro oltre
al paesaggio, dopo il tramonto del Sole, quando il cielo è terso, si può
osservare la volta stellata in tutta la sua bellezza: la località
incontaminata dall’inquinamento luminoso offre una visione della volta
celeste in quasi tutta la sua interezza; tanto che, senza l’ausilio di
strumenti ottici, si possono cogliere particolari del cielo che
soltanto gli antichi erano abituati a vedere; come, ad esempio,
le Pleiadi che si risolvono in stelle con estrema facilità mentre
la nebulosa di Andromeda lascia intuire la sua natura di galassia a chi è
dotato di vista acuta; a costoro inoltre non potrà sfuggire
la diffusa e pallida nebulosità nella spada di Orione. In questo
luogo in cui la volta celeste rivela tutta la sua emozionante magia sorge
l’Osservatorio Astronomico di Pizzo Suaro. L’Osservatorio
Astronomico
Vale
la pena raccontare la storia di come fu ideata la specola e
quali metodi furono adottati per costruirla, non fosse altro per
far conoscere molti aspetti di tutta questa vicenda che sarebbero potuti
accadere, senza tema di smentita, nel periodo rinascimentale, in cui il
mecenatismo non era un evento raro, anzi, in realtà, fu la base della
rinascita del sapere: ugual cosa, sebbene da valutare nella giusta misura,
è accaduta negli ultimi anni del secondo millennio dalle parti di
Roccapalumba dove, tra l’altro, non si era mai praticata così
intensamente l’arte di osservare gli astri.
Tutto
ebbe inizio quando Pino Di Pace, Architetto, e Sovrintendente ai Beni
Culturali di
Palermo lasciato il suo incarico per raggiunti limiti di età
invece di godersi, dopo una vita di lavoro, il meritato riposo
decise di dedicarsi anima e corpo all’Astronomia: quest’ultima era
stata sin dalla sua giovinezza la sua passione, tanto che nella sua tesi
di laurea in Architettura, che risale al 1960,
ipotizzò la costruzione di un plesso scolastico dove tra gli altri
servizi vi era previsto un planetario:
per questa proposta inusuale e per altre originali soluzioni
architettoniche il progetto risultò avveniristico per quegli anni. Pino
Di pace, pur facendo come professione l’Architetto, coltivò per tutta
la vita l’amore per l’Astronomia ma assorbito com’era dai suoi
incarichi di lavoro poteva dedicare alle osservazioni degli astri soltanto
dei ritagli di tempo, perciò solamente quando andò in pensione, circa un
decennio fa, concretizzò un desiderio su cui fantasticava da lungo tempo:
ovvero quello di fondare una specola dotata di un potente telescopio. Sin
qui potrebbe sembrare un desiderio del tutto legittimo di chiunque ami
l’Astronomia; mentre vi è una particolarità di grande rilievo
nell’idea del Di Pace: in effetti, quest’ultimo
pensava di utilizzare
l’osservatorio astronomico come un punto di aggregazione degli
studiosi della volta stellata nonché di rendere l’accesso alla specola
gratuito e aperto al pubblico, alle scolaresche e a tutti quanti avessero
manifestato il desiderio di osservare gli oggetti celesti.
In
realtà Pino Di Pace desiderava dotare
la Sicilia di una specola, munita di un telescopio abbastanza potente,
sovvenzionando di tasca propria l’intero costo del suo progetto; senza
chiedere alcun aiuto pecuniario agli Enti pubblici. Di questo suo disegno
ne fece partecipe la moglie Emma: quest’ultima, sulle prime si mostrò
restia ma in poco tempo si convinse della bontà dell’idea; tantocché, lei stessa
propose il suo terreno di Pizzo Suaro come luogo dove costruire
l’osservatorio astronomico. Il terreno, abbandonato da moltissimi anni,
non era stato mai valutato da Di Pace come un possibile sito astronomico;
perciò, non conosceva se la
volta celeste in quella zona della Sicilia risentisse dell’inquinamento
luminoso, pertanto si premurò di visitarlo
per testare, aiuto da alcuni amici, con piccoli strumenti ottici
la trasparenza del cielo notturno: le prove furono compiute in serate diverse e la volta stellata, di cui
abbiamo già detto, ogni volta superava qualsiasi test: pur essendo
soltanto a circa 700 metri sul livello del mare il cielo notturno di Pizzo
Suaro non aveva nulla da invidiare a quelli che si possono osservare in
Sicilia da quote superiori ai mille e più metri.
Questo
importantissimo dato fece sì che Di Pace scegliesse Pizzo Suaro per
edificarvi l’Osservatorio Astronomico; quest’ultimo doveva
necessariamente avere due peculiarità indispensabili: confarsi al
territorio e nel contempo essere confortevole e dotato di tutti i servizi
utili a chi vuol fare ricerca astronomica di un certo livello;
come, ad esempio, tentare la scoperta di nuovi asteroidi, di comete, di
supernovae oppure effettuare le misurazione delle curve di luce di stelle
variabili e infine di poter realizzare tutto quel che è possibile
ottenere con un telescopio newtoniano
di 42 cm; perciò, all’interno della specola si doveva avere la
possibilità di poter fare
fotografie astronomiche, riprese con CCD e utilizzare dei computer
nonché la struttura doveva garantire un’ottima vivibilità a una o più
persone contemporaneamente, anche per diverse notti di seguito: di quanto
sin qui enumerato e di altri strumenti utili alla ricerca
astronomica è più che normale che sia dotato un osservatorio
mentre non è affatto usuale che queste caratteristiche li possegga una
fabbrica adibita allo studio degli astri eretta in soli 48 metri quadrati
di terreno: poiché così piccola era l’area
sulla quale Di Pace poteva edificare la specola.
Quando
accaddero questi fatti era l’estate del 1994: due anni dopo
l’Osservatorio Astronomico di Pizzo Suaro era una realtà. L’Architetto Di Pace rendendo possibile qualcosa che ha
dell’incredibile è
riuscito a creare, in una così piccola superficie, 48 metri quadrati, un
osservatorio astronomico in cui oltre ai migliori confort vi è tutto
quanto serve per poter realizzare studi della vola stellata di grande
rilievo. Le eleganti soluzioni architettoniche adottati dal Di Pace nel
realizzare la specola ripropongono, risentono e in qualche modo
rispecchiano l’utilizzo dello spazio abitativo già sperimentato da
Botta, Aulenti, Scarpa e da altri grandi Architetti
nel corso del XX secolo; infatti, ogni millimetro di quei 48 metri
quadrati venne utilmente sfruttato: cosicché da un ampio terrazzo, da cui
si domina la valle del San Leonardo, si entra nel pianterreno
dell’Osservatorio Astronomico e ci si ritrova in una sala la cui
peculiarità è quella di
essere dotata di una parete mobile, tra l’altro insonorizzata; questo
originale escamotage conferisce una grande flessibilità allo spazio che
occupa la stessa sala, consentendo al vano di essere utilizzato, quando
occorre, come aula per conferenze oppure per esposizioni didattiche; ad
esempio, mostre di strumenti ottici o di fotografie astronomiche: il
locale ha una capienza di quaranta persone sedute e può essere diviso,
dalla parete mobile, in due ampi ambienti separati e comunicanti tra di
essi tramite un porta. I due alloggi che si ricavano sono, normalmente,
adibiti uno come biblioteca e l’atro, di solito, funge da direzione
didattica, tuttavia, se occorre, può divenire una stanza da letto per tre
- quattro persone: queste stanze sono contigue a un corredatissimo
laboratorio fotografico a due servizi igienici e a
una cucina: quest’ultima è dotata
di un ingresso più piccolo e indipendente situato all’opposto
dell’ingresso principale infine dal pianterreno
si arriva al piano rialzato con comoda scala interna nonché lo si
può raggiungere con un’altra situata all’esterno da lato della
cucina. La scala esterna permette ai visitatori di arrivare al piano
rialzato, che è prossimo al telescopio, senza disturbare chi studia o
riposa negli ambienti del pianterreno. Il
piano rialzato è composto da tre ambienti: nella prima
stanza che si incontra salendo dal pianterreno
si trovano avanzate apparecchiature elettroniche e un terminale
video che permette di visualizzare quel che si osserva tramite il
telescopio: così come avviene
nei laboratori degli osservatori professionali,
da questa stanza si raggiunge la cupola tramite una scala in ferro
e inoltre comunica sia con un locale che si trova sotto la cupola, che è
adibito a officina e deposito di attrezzature, sia con una mansarda
destinata a vano dormitorio che può ospitare comodamente tre persone. Una
volta raggiunta la cupola essa si mostra armoniosa e confortevole nonché
elegante per il fatto che, pur essendo
costruita in lamiera zincata e coibentata, è rivestita
all’interno da raffinati doghe di compensato
fissate da sottile raggiere metalliche che danno all’insieme un
gradevole effetto di cupola rinascimentale: il pavimento ricoperto da una
spessa moquette garantisce che gli oculari cadendo non si rompano e
inoltre rendono più confortevole l’ambiente: al centro della
cupola vi è il telescopio che poggia su un pilastro estremamente
peculiare. Spendere poche righe per descrivere il pilastro che sorregge
lo strumento potrebbe servire da suggerimento a chi si appresta ad
edificare una specola; inoltre
anch’esso riflette la competenza architettonica e la cura con cui
l’osservatorio è stato progettato e realizzato dal Di Pace. Il pilastro
che sostiene il pesantissimo strumento è isotropico: in altri termini, il
pilastro, pur essendo posto al centro della costruzione, non ha con essa
nessun contatto ed è ancorato alla sua fondazione tramite un plinto
fortemente armato e si eleva attraverso dei varchi, praticati nei diversi
piani dell’edificio, senza nessun contatto con esso sino a raggiungere
la cupola. Un pilastro così realizzato garantisce di non subire alcuno
attrito e di non aver trasmesse vibrazioni siano esse dovute al calpestio
o ad altre cause; tutto ciò assicura una eccezionale stabilità allo
strumento posto al suo apice, sia quando si osserva, sia durante le
riprese fotografiche di oggetti celesti del profondo cosmo: inoltre, il
pilastro essendo cavo è maggiormente stabile e nel contempo consente di
far passare al suo interno, occultandoli, i cavi che collegano il
terminale video al telescopio. Il
telescopio
Le
caratteristiche tecniche della strumentazione che dispone l’Osservatorio
Astronomico di Pizzo Suaro rendono
possibile la realizzazione di diversi studi analitici della volta celeste
che vanno dai programmi mirati alla scoperta di nuove comete, asteroidi e
supernovae, alla misurazione certosina delle curve di luce di stelle
doppie, novae e supernovae già note: inoltre si può praticare
agevolmente la fotografia di oggetti celesti con una ottima risoluzione
dei pianeti e di molte galassie lontane. In Sicilia l’Osservatorio
Astronomico voluto da Di Pace è in assoluto il meglio attrezzato tra
quelli pubblici e gestiti da privati. |